Paolo Caliari, detto il Veronese, Il riposo durante la fuga in Egitto, 1580 circa

olio su tela, cm 236,2 x 161,3

Firmato al centro in basso, sulla roccia: […] PAVLI CALIARI VERONESI/ FACIEBAT

Sarasota, Collection of The John and Mable Ringling Museum of Art, The State Art Museum of Florida, Florida State University, lascito di John Ringling, 1936

Nel corso della sua carriera Paolo Veronese dipinse più volte visioni idilliche della Sacra Famiglia in riposo nella campagna; di queste opere la pala d’altare del Ringling Museum è forse la più notevole e più gioiosa.

Avvisati da un angelo del massacro di neonati che Erode intendeva perpetrare a Betlemme, Maria, Giuseppe e il Bambino fuggono nel vicino Egitto. In questa tela la Sacra Famiglia è raffigurata in un momento di sosta durante il viaggio. Il centro della scena è improntato alla calma, alla serietà. Una Vergine serena allatta amorevolmente il figlio, mentre alle sue spalle tre rami incrociati sono un infausto presagio della croce su cui Gesù morirà. Un altro preannuncio del sacrificio di Cristo è il pane ai piedi di Giuseppe, allusione all’ostia eucaristica. L’atmosfera intorno alla Sacra Famiglia è tuttavia amena. Gli angeli hanno l’aria di un’affaccendata banda di domestici: uno si dondola a mo’ di scimmia su un albero, gettando datteri nel telo retto da un altro, che se ne sta appollaiato su una stanga del recinto in cui sosta un asino. Altri angeli preparano il cibo, attendono alla biancheria e governano l’asino. Alla loro vivacità s’intona un cromatismo esuberante: ogni superficie, voluttuosamente impastata e stratificata, è pervasa da un’intensa luminosità o, piuttosto, “colore”, principale contrassegno della pittura veneziana rinascimentale.

Il tema del riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto è tratto da antiche fonti cristiane apocrife e non compare nelle arti visive prima della seconda metà del XIV secolo. In questa tela Veronese raffigura sia la sosta sia un importante miracolo avvenuto mentre la Sacra Famiglia attraversava il deserto. Affamati e assetati, i tre fuggiaschi trovarono riparo dal sole sotto una palma; poiché Maria non riusciva a raggiungere i frutti, Gesù ordinò che l’albero si piegasse. Nelle immagini pittoriche spesso sono gli angeli a cogliere i datteri. Giuseppe, intanto, era preoccupato perché il suo otre di pelle stava perdendo l’acqua in esso contenuta, così Gesù chiese che una sorgente nascosta sotto l’albero emergesse dalla terra. Nella scena Giuseppe tiene in mano una fiasca rivestita di pelle e una ciotola vuota, probabile allusione al motivo del suo lamento. Il miracolo della palma, operato da Gesù per nutrire la sua famiglia, ci appare come un possibile preannuncio dell’Eucaristia, del pane e del vino, del corpo e del sangue di Cristo, con cui egli nutre i fedeli. Dunque, i riferimenti eucaristici dei rami incrociati e del pane non possono essere casuali, sono invece ulteriormente avallati dall’immagine della Vergine allattante. Il tema del nutrimento divino, essenza prima dell’Eucaristia, era più che appropriato per la funzione di pala d’altare cui il dipinto era destinato.

La collocazione originaria dell’opera rimane incerta; tuttavia, poiché la tela compare per la prima volta nella collezione dei Gonzaga di Mantova intorno alla metà del XVII secolo, non è possibile che si trovasse lì da molto tempo. La firma di Veronese è visibile sulla roccia ai piedi della Vergine; la presenza di questo elemento indica solitamente la destinazione dell’opera a un luogo non veneziano, nel quale il tipico stile dell’artista poteva non essere immediatamente riconoscibile. Roger Rearick data il dipinto al 1572 sulla base di un disegno a penna (Rotterdam, Museo Boymans-van Beuningin) che ne è la fedele riproduzione e che con ogni probabilità non è successivo all’ottobre del 1572.

[scheda a cura di Virginia Brilliant - dal catalogo della mostra]

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