Jan Vermeer, Cristo in casa di Marta e Maria, 1654-1655 circa

olio su tela, cm 158,5 x 141,5

Edimburgo, Scottish National Gallery

donato dai figli di W.A. Coats in memoria del padre, 1927

Jan Vermeer nacque a Delft e in questa città visse tutta la sua carriera di grande pittore. Nulla si sa dei suoi maestri: forse la formazione dell’artista si compì, interamente o in parte, altrove; oppure egli fu per lo più autodidatta. Vermeer è famoso soprattutto per le scene di genere: sereni interni con figure impegnate in qualche attività quotidiana. Oggi conosciamo soltanto trentasei dei suoi dipinti.

Cristo in casa di Marta e Maria è il quadro di massime dimensioni dipinto da Vermeer e l’unico incentrato su un soggetto biblico. Probabilmente fu eseguito intorno al 1654-1655, poco dopo che l’artista, nel dicembre del 1653, era diventato membro della Gilda di San Luca attiva nella città di Delft. L’equilibrata composizione presenta tre figure strettamente collegate tra loro dai gesti e dallo sguardo. Questa interazione rispecchia l’essenza della storia (Luca 10, 38-42), in cui Marta protesta perché la sorella Maria è intenta ad ascoltare Gesù, mentre lei è affaccendata nel servizio della casa. Gesù, tuttavia, loda il fervore contemplativo di Maria e invita Marta a privilegiare le cose spirituali rispetto a quelle materiali. L’artista raffigura appunto il momento in cui Cristo si rivolge a Marta, indicando con il dito la sorella Maria. Date le insolite dimensioni della tela, è possibile che l’opera sia stata eseguita in conseguenza di una commissione ben specifica, forse per una chiesa cattolica clandestina o, più probabilmente, per un cliente di tale fede.

Nel 1653 Vermeer si era sposato con una donna appartenente a una ricca famiglia cattolica e, quasi certamente, poco prima del matrimonio si era convertito anch’egli alla religione della moglie. La giovane coppia era andata a vivere in casa di Maria Thins, suocera di Vermeer, ed è stato ipotizzato che Cristo in casa di Marta e Maria sia stato dipinto per lei, al cui nome poteva forse richiamarsi il soggetto dell’opera.

In questa tela Vermeer rivela la sua maestria nella resa del chiaroscuro, mentre le ampie pennellate attestano l’impegno del pittore nella sperimentazione di varie tecniche, forse sulla scia di artisti quali Rubens e Van Dyck. Il forte contrasto creato dal profilo di Maria sul bianco della tovaglia e la luce riflettente che illumina il suo volto in ombra ricordano l’arte dei caravaggisti di Utrecht, per esempio di Dirck van Baburen e Hendrick ter Brugghen. Cristo in casa di Marta e Maria appartiene a un piccolo gruppo di tre dipinti che contrassegna la fase giovanile della carriera di Vermeer; gli altri due sono Diana e le sue ninfe (1653-1654 circa, L’Aia, Pinacoteca Reale Mauritshuis) e La mezzana (datato 1656, Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister).

Vermeer cominciò a lavorare come pittore di soggetti storici, soprattutto mitologici e biblici. Coloro che si dedicavano alla rappresentazione di temi storici erano considerati al massimo livello nella scala degli artisti, in quanto oltre alle doti pittoriche dovevano possedere anche una buona cultura, in modo da poter rappresentare con precisione le loro scene. In un primo tempo Vermeer voleva chiaramente far carriera in questo prestigioso ambito artistico; dopo La mezzana tuttavia, non ritornò più alla pittura storica e per il resto della vita si dedicò invece quasi esclusivamente alle scene di genere.

[scheda a cura di Christian Tico Seifert - dal catalogo della mostra]

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