Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, Cristo portato al sepolcro, 1555-1560

olio su tela, cm 164 x 127,5

Edimburgo, Scottish National Gallery

acquistato tramite accordo privato con il supporto del National Heritage Memorial Fund, 1984

Jacopo Robusti derivò il soprannome di “Tintoretto” dal mestiere del padre, il quale era appunto un tintore. L’artista lavorò quasi esclusivamente a Venezia, sua città natale, dove è possibile che sia stato allievo di Tiziano. Secondo una tipica usanza veneziana, la sua bottega, molto produttiva, era un’impresa familiare presso cui lavoravano come apprendisti due figli e una figlia del pittore. Fra le opere più famose di Tintoretto vi è l’ampio ciclo di tele con soggetto religioso dipinte per la Scuola di San Rocco.

Quest’opera fu commissionata da due ricchi fratelli, Zuane e Zuan’Alberto Dal Basso, per l’altare della cappella funeraria riservata alla loro famiglia nella chiesa veneziana di San Francesco della Vigna, da poco ricostruita su progetto di Jacopo Sansovino. I Dal Basso assunsero la cura della cappella nel 1548; tuttavia, poiché la commissione per la pala d’altare non è documentata, la data di esecuzione del dipinto è stata, sulla base dei tratti stilistici, variamente collocata tra l’inizio del decennio 1550-1560 e la metà del decennio successivo. I fratelli erano importanti membri della Scuola Grande di San Rocco; può dunque essere che la commissione per la pala d’altare sia in qualche modo legata al sostegno accordato dalla confraternita al pittore a partire dal 1564. Cristo portato al sepolcro fu per certo completato e installato entro il 1566, data in cui fu visto e descritto da Giorgio Vasari.

Da alcune stampe che riproducono l’opera sappiamo che in origine la pala d’altare terminava con una forma ad arco e, in alto, un angelo in volo tratteneva una corona di spine. Agli inizi del XVII secolo, tuttavia, la tela fu tagliata e tolta dalla sua collocazione, probabilmente da ladri, che esclusero gran parte dell’angelo, i cui piedi sono appena un po’ visibili nella parte superiore del dipinto di Edimburgo. Così come ci appare oggi, la composizione è organizzata in due fasce: la scena principale, rischiarata al lume di torcia, con Cristo portato al sepolcro – il suo corpo è sproporzionatamente allungato –, e il primo piano, in cui domina con maggior risalto il gruppo delle tre Marie, che include la Vergine svenuta per l’inconsolabile dolore. San Francesco della Vigna era una chiesa di Francescani Osservanti e il tema della Vergine svenuta è stato collegato alla dottrina di Maria Corredentrice propugnata appunto dai Francescani. Le pennellate sicure e marcatamente visibili, l’audace chiaroscuro, i forti colori locali e le figure cariche di energia e di movimento sono contrassegni dello stile maturo di Tintoretto.

[scheda a cura di Aidan Weston-Lewis - dal catalogo della mostra]

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